Quando metti una voice AI al telefono con i tuoi clienti, la domanda del DPO arriva puntuale: per il GDPR, dove va a finire l’audio? Con i CPaaS americani la risposta è un percorso a ostacoli tra SCC e transfer impact assessment. Con AudioBridge è una riga sola: l’audio delle chiamate non lascia l’Unione Europea.
Voice AI e GDPR: le garanzie infrastrutturali
- Azure Italia e Francia: tutta l’infrastruttura di trasporto audio sta su datacenter UE — il flusso della voce non attraversa mai l’Atlantico;
- DPA in italiano firmata in 24 ore, con sub-processor list pubblica e registro Art. 30 pronto per il tuo audit;
- Operatore ROC: BEEVOIP è un operatore autorizzato, non un rivenditore — la filiera del dato è corta, contrattualizzata e verificabile.

La registrazione è tua, non nostra
Un punto che molti trascurano nella valutazione GDPR di una voice AI: chi conserva l’audio? AudioBridge non registra e non conserva le chiamate. Il flusso completo arriva sulla tua WebSocket: se devi registrare lo fai tu, nel tuo perimetro, con la tua retention policy e la tua informativa. Nessuna copia parcheggiata presso un fornitore extra-UE, nessun sub-processor a sorpresa.
E l’AI Act?
Per i sistemi conversazionali contano trasparenza e controllo del flusso dei dati: sapere che il canale audio resta in UE, con un operatore europeo e contratti in italiano, semplifica la valutazione di conformità. E siccome lo stack resta una tua scelta — OpenAI Realtime, Gemini Live, Whisper o modelli self-hosted — puoi spingere la conformità fino in fondo, tenendo anche l’inferenza in Europa.
👉 Le garanzie complete sono sulla pagina di AudioBridge; per una prova senza impegni ci sono 100 minuti gratis, senza carta di credito.








